Percorro il corridoio in punta di piedi, facendo attenzione a non svegliare i miei, che dormono beatamente dopo una dura giornata di lavoro. Tolgo le scarpe per evitare di far rumore. Entro nella mia camera.
E’ completamente buia, si notano solo le piccole luci dei dispositivi tecnologici. Sul letto c’è ancora il computer acceso, il tablet sotto carica e una marea di caricabatterie. La luce rossa della scarpetta ( è solo una soluzione momentanea, mi dico. Ma chi ce crede..è troppo comoda) fa un po’ di luce. Accendo la luce. Tolgo i guanti, la sciarpa, il cappotto e butto tutto alla rinfusa sul letto. Mi accingo a spegnere il computer, ma una volta aperto noto una pagina di office aperta. E una di publisher. Apro la pagina di office e ci trovo un inizio di recensione delle tarte della yankee candle ( dire che sono in fissa è poco). Decido di mettermi comoda e continuare a scrivere.
Dopo il lungo rituale che prevede struccaggio, detersione e applicazione di creme, cremine e burrocacao, sono pronta per il letto.
Mi metto comoda, incrocio le gambe e tiro il computer verso di me. Guardo la pagina di word e non riesco a pensare a nulla di inerente alla recensione che mi ero riproposta di scrivere e che forse domani riuscirò ad ultimare. Guardo la pagina di office e tutto quello che riesco a pensare è un tweet che ho letto poco prima di scendere. “Che fai nella vita? Lo scrittore, ho un blog” questo è quello che più o meno ho letto, e per quanto io tenti, non riesco a togliermelo dalla testa. Il tweet è ironico, ne sono consapevole. Io stessa in un primo momento ho riso leggendolo. Poi ho pensato, cazzo! Probabilmente le persone che mi stanno accanto e che mi conoscono pensano davvero che io creda di essere una scrittrice! Beh voglio rassicurare tutti. Io non sono una scrittrice. Mai ho pensato di esserlo, mai inizierò a pensarlo. Ho aperto questo blog, dopo non pochi tentennamenti, per una esigenza mia. Molto personale. Una esigenza che non ho mai avuto nella vita. O che non ho mai saputo di avere. L’esigenza di scrivere quello che non riesco a dire a parole.
Penserete voi, che du palle. Sempre la stessa scusa.
Per me non è una scusa, è una motivazione. Anzi, è la motivazione.
Mi capita, non di rado, di non riuscire a pronunciare ad alta voce di fronte ad un interlocutore i miei pensieri. Le mie opinioni. E vi posso assicurare, cari readers, che questo non è dovuto alla codardia. E nemmeno alla mancanza di argomentazioni, di quelle ne ho a volontà.
Mi capita, tuttavia, di ritrovarmi a dover rispondere a delle domande, o di trovarmi di fronte a delle affermazioni che vorrei contrastare ma ahimè il mio corpo mi tradisce. Mi si forma un nodo alla gola, il tono di voce cambia. Radicalmente. Divento paonazza. E io evito di rispondere. Evito di contrastare quelle affermazioni. Cosa totalmente inutile visto che mi si legge tutto negli occhi. E non solo, ho anche una vasta gamma di espressioni facciali che accompagnano i miei pensieri untold. Allora passo alla fase rabbia. Soprattutto quando mi ritrovo dinanzi persone che: oddio! Sei adorabile! Esistono ancora persone in grado di arrossire!
What the fuck? Mi stai prendendo per il culo?
Provate voi, a mettervi nei miei panni. Provate a pensare di dover chiedere al vostro corpo di smettere di dimostrare agli altri ciò che provate. Ciò che pensate. E il vostro corpo mica vi sta a sentire. Mica esaudisce quel vostro desiderio.
Allora mi ritrovo a dover almeno provare a non far trapelare nulla. E cerco, quando posso, di farlo evitando di rispondere a domande la cui risposta espone qualcosa di me, qualcosa di personale. Evitando di contrastare ciò che per me è si contrastabile, ma che in fin dei conti mica m’importa più di tanto. Mi prendo del tempo per pensare. Per metabolizzare. Per mettere in ordine quella valanga di pensieri che affolla la mia mente.
Questo, cari readers, è principalmente il motivo per il quale di tanto in tanto vi ritrovate a leggere su questo blog post del genere, post in cui non faccio altro che trascrivere il mio flusso di pensiero e le mie pippe mentali. Pippe mentali che non dovrebbero affliggere una 22enne normale. Ma io, mi sono sempre sentita diversa dalle mie coetanee. Mi sono sempre sentita esposta senza mai esserlo realmente.
Con questo blog, diviso con una delle persone più importanti per me, voglio espormi. Per quello che sono realmente. Una ragazza di 22 anni che non crede di essere una scrittrice ma che vuole comunque avere un blog. In cui postare quello che le pare.
A differenza di coloro che riescono a far entrare i loro pensieri in 140 caratteri (e non dico che non mi piacerebbe, semplicemente non ci riesco) io ho bisogno di più spazio. E questo blog per me rappresenta lo spazio di cui ho bisogno. Il mio angolo felice, in cui sfogarmi e parlare a random di cose che amo.
E se devo essere sincera.. ci sto pure prendendo gusto.

